Ante Scriptum - Cari amici di Auser Treia, vi invio un mio scritto sul corso di scrittura creativa che sto tenendo all'Auser di Appignano (https://b-m.facebook.com/UniauserAppignano/). Potrei venire da voi, nella sede di Treia, per illustrare personalmente il progetto e magari scoprire se ci sono persone interessate al corso. Vedere anche: https://www.ilrestodelcarlino.it/macerata/cronaca/la-scrittura-come-strumento-di-crescita-ecco-la-diretta-streaming-con-lucia-nardi-1.6127014 ... (LuNa)
Si
apprende sempre e da tutti, come ribadisce Mark. Siamo al corso di
scrittura creativa online per l’Auser di Appignano ed incontro una squadra di
allievi stupendi che porterò nel cuore per molto tempo. A loro parlo
subito di creatività, in fondo siamo ad un corso di scrittura
creativa quindi narrare in maniera comune e banale non va bene.
Risponde prontamente Milvia a suon di parole del quotidiano condite
con brio Sono
a letto. Uno scossone sulla pancia mi sveglia. Eccola lì Nuvola:
scodinzola cercando di darmi leccate sul viso. Lei sa che non
sopporto che mi lecchi in faccia ma ugualmente ci prova. Le
ordino di scendere. Lei scende, ma risale subito dopo. Guardo l’ora:
le otto. E già! ...è l’ora di andare ad aprire la porta che
dà sul terrazzo.
Giunge quindi un amico a quattro zampe dall’entrata trionfale,
penso tra me. Un giorno chiedo di svolgere il tema “Quella
casa aveva qualcosa di magico, perché…”
consapevole del fatto che potevamo finire in un bosco incantato o
nelle loro case, in periodi diversi, in altri Paesi. Stavolta sono
alcune righe di Fernanda a ridestarmi. Il
10 giugno del 1940, verso sera, eravamo in piedi. Parla il duce:
abbiamo dichiarato la guerra…Mamma e papà si guardano e io capisco
che sono preoccupati. E nulla fu più come prima. Mio padre fu
richiamato alle armi. Richiamato, così c’era scritto su quel
foglio color arancione. Perché mio padre era già stato in Marina,
ma quello era il servizio di leva: ora invece c’era la guerra. Il
giorno di Natale lo trascorse a bordo della nave sulla quale era
imbarcato. Noi scendemmo ad abitare nella casa dei nonni perché
più sicura ma non c’era posto per il Presepe.
A volte la scrittura ci prende per mano e ci conduce nel bel mezzo di
un ricordo, a risolvere, ad alleviare. La lezione seguente cambio
consegna portandoli sul tema della rinascita. Stavolta mi risponde
Sandro: Sono
rinato quando mi sono liberato dagli impegni del lavoro, quello per
cui ero pagato e non sempre potevo essere me stesso. Sono rinato
quando ho scelto di abbandonare un impegno politico che, per ovvie
ragioni, mi portava a non poter assecondare tutto e tutti. Sono
rinato questa sera quando ho saputo che un mio ex collega è
ritornato a casa dopo essere stato in ospedale ventisette giorni per
Covid. Rinasco ogni mattina quando per prima cosa apro le persiane e
vedo la luce di un nuovo giorno. Sorrido
un po’ perché, in effetti, sto imparando molto anch’io ed allora
è bene condividere gusti letterari, libri amati, autori e citazioni.
Iniziamo un dibattito su testi che consigliamo e sconsigliamo ed in
pratica mi imbatto in una persona che scrive sul serio. Quando
richiedo una recensione mi ritrovo a leggere Anna: Il
libro di cui vorrei parlare è “Capitale e disuguaglianza –
cronache dal mondo” di Thomas Piketty, un giovane economista
francese che si è distinto per le sue idee non convenzionali con il
libro di grande successo “Il Capitale del XXI secolo”. Il volume,
piccolissimo, solo 119 pagine di cui moltissime bianche e con
caratteri abbastanza grandi, è la dimostrazione di come anche uno
studioso serio possa cavalcare il successo con operazioni non del
tutto corrette. Infatti si tratta di una raccolta di articoli usciti
sul giornale francese "Liberation", pubblicati sul blog
dell'autore ed anche apparsi in qualche altra sua pubblicazione.
Tutto
ciò non impedisce che ci siano anche cose interessanti e dati che è
utile conoscere, ma è l'operazione in sé che mi pare discutibile.
Ma
veniamo agli argomenti, che sono certamente importanti. Sono divisi
in quattro parti: “Capitale”, “Disuguaglianza”, “Sicurezza”,
“Europa” e ogni sezione affronta questioni politiche ed
economiche che fanno parte della discussione politica attuale, come
l'immigrazione, la Brexit, le tasse, la disoccupazione ecc. Tutto
però (e come poteva non essere così, visto per che cosa erano nati
gli articoli riportati) non è approfondito e rimane in superficie,
detto e non detto.
La
veste grafica del libro è accattivante, la traduzione scorrevole, ma
l'editore Bompiani ha certamente più pensato al portafoglio che non
alla divulgazione o all'informazione... e Piketty con lui.
Un'ultima
cosa curiosa: come spesso succede per i libri italiani tradotti da
altre lingue, il titolo non ha nulla a che fare rispetto a quello
originale in francese, la cui traduzione letterale sarebbe “Alle
urne cittadini!”. Resta un mistero perché questo avvenga così di
frequente.
Onestamente
sono basita poiché l’esperienza diviene qualcosa di inatteso e di
particolarmente stimolante. La voce dentro di me è colpita da quello
che la parola sta creando. Siamo in videochiamata ed il clima è
disteso, leggero. Siamo coinvolti in una chiacchierata quando
domando: Per
voi cos’è la scrittura creativa?
C’è
una signora molto allegra e gentile, Luciana, che declama: La
scrittura creativa è come un a farfalla che vola fra i nostri
pensieri, volteggia leggera se sono pensieri piacevoli, allegri e ci
spinge ad esprimerci, a condividerli; si posa delicata se sono tristi
quasi a consolarci e dirci di sussurrarli in sordina ma sempre a
raccontarli. Ci incita a parlare con la scrittura di noi, a tirare
fuori le nostre gioie ed i nostri dolori. Alla fine il cuore sarà
più leggero.
Vuoi vedere che si apprende davvero nelle più svariate situazioni,
anche in casa, anche fermi? Perché in effetti noi stavamo volando
come quella farfalla e non ci siamo fermati. Ma come ogni storia
anche questa può essere scritta in modi diversi ed avere un finale
che non ci aspettiamo. Ed allora vi lascio nel mondo di Mark, un
mondo libero che abbiamo apprezzato tanto:
Il
principe si chinò sopra la ragazza sdraiata nella sua bara di vetro
e la baciò. Si svegliò di scatto e lo guardò un attimo senza
proferirgli una parola, gli occhi spalancati. Poi parlò:
"Mi
hai baciato!"
"Sì,
mia cara" disse il Principe, "e ora sarai mia per sempre!".
"Oh,
quanto mi piacerebbe! Ma non posso.".
"Come
non puoi?" chiese il Principe.
"Perché
sei un uomo. Allora, se tu fossi una ragazza…".
Magari
non ce la ricordiamo così questa fiaba, ma non importa. Stavamo
creando e ricreando, infatti si possono dire le stesse cose in modi
diversi, si possono rielaborare testi esistenti, prendere spunto,
partire da un incipit ed arrivare a finali diversi e nuovi. Molti
autori stanno rinarrando i classici. Ma allora:
Perché
si scrive? Tra
le tante risposte che personalmente potrei darvi scelgo quella di uno
del corso Scrivere
è un modo di comunicare, di conservare memoria, di trasmettere
sentimenti. Si può scrivere la lista della spesa e il suo scopo
finisce nel momento che abbiamo riposto i nostri acquisti in dispensa
o in frigorifero o in guardaroba, ma si può scrivere sulla pietra o
sui papiri, come fecero i nostri antenati, per lasciare memoria nei
secoli; ma ancora si può scrivere per trasmettere uno stato d’animo
come in un romanzo o in una poesia. Scrivere è documentare uno
studio, una formula chimica, un evento fisico, un atto notarile, un
testamento, una legge. Scrivere è anche documentare un pensiero
semplice che può essere solo il seme di un progetto.
Grazie
a Mariella ed Elio, grazie ad Antonio Marcucci ed a Maria Teresa
Marziali dell’Auser mi sono imbattuta in un percorso di scrittura
piuttosto denso e colorito. Ho appreso nel riscoprire semplici ed
intense storie, ricordi, valori e sogni. Mentre mi rimetto a scrivere
ed il corso giunge al termine sento come di essere tornata alla base.
Scrivere
ci ha salvati e
la vita ha mostrato la sua magia anche stavolta.
Lucia Nardi - lucynardi6@gmail.com