mercoledì 7 marzo 2018

Marche. Integrare ambiente e salute - Intervista a Mauro Mariottini, Medico Igienista, Direttore del Servizio Epidemiologia Ambientale di Arpa Marche


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Abbiamo rivolto alcune domande a Mauro Mariottini, Medico Igienista, Direttore del Servizio Epidemiologia Ambientale (SEA) di ARPA Marche e dell’Osservatorio Epidemiologico Ambientale della Regione Marche (OEA) dal 2001, dopo una lunga esperienza in diverse strutture sanitarie, fra cui il SMSP Asl Ancona e il Laboratorio Igiene e Profilassi della Provincia di Ancona dal 1981.

Integrare ambiente e salute nelle Marche

Un’agenzia come la nostra ha come compito primario il controllo dell’ambiente e la diffusione di informazioni, dati, notizie su di esso. Spesso, però, i cittadini ci chiedono quali implicazioni hanno per la salute i dati che diffondiamo e questo non rientra fra le nostre competenze. Come rispondere a queste istanze?
Il nodo delle competenze, in realtà, è vero solo in parte. La gran parte delle attività delle agenzie per la protezione ambientale sono finalizzate quasi esclusivamente alla protezione della salute umana e animale (vedi le attività di controllo della qualità dell’aria outdoor e indoor, delle emissioni elettromagnetiche e acustiche, delle acque potabili, superficiali e a uso balneare, degli alimenti, della sicurezza impiantistica, dei rifiuti con amianto) o in buona a parte (vedi gestione dei siti contaminati, controllo delle emissioni industriali, delle variazioni climatiche, dell’eutrofizzazione delle acque superficiali, ecc.).
La richiesta da parte dei cittadini di informazioni sullo stato di salute, inoltre, è perfettamente legittima se anche il decreto legislativo del 19 agosto 2005, n. 195 annovera l’informazione sullo “stato della salute e sicurezza umana” tra le “informazioni ambientali” per le quali viene sancito il diritto alla conoscenza da parte dei cittadini e l’obbligo di diffusione da parte dell’ente pubblico.
Da molti anni anche l’Unione Europea prevede la presenza di informazioni sullo stato di salute negli archivi dei dati ambientali condivisi (progetto INSPIRE), mentre da noi, contrariamente a quanto previsto nella precedente proposta (che lasciava alle regioni l’attribuzione e la programmazione delle attività da condividere tra i due sistemi), l’ultima stesura dei LEPTA (livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali) approvati recentemente dal consiglio SNPA, nella parte che interessa direttamente le attività di integrazione con il SSR, esclude rigidamente tale scelta e limita definitivamente la possibilità delle Agenzie ambientali di svolgere compiutamente attività di epidemiologia ambientale e di valutazione del rischio sanitario.

Ambiente e salute sono in effetti due “mondi” strettamente connessi ma spesso molto distanti. Secondo lei, per favorire una maggiore integrazione ambiente-salute cosa potrebbero fare le agenzie per la protezione dell’ambiente?
Nonostante il riconoscimento internazionale dell’utilità dell’integrazione anche formale tra i due sistemi della tutela dell’ambiente e della salute (vedi le esperienze nazionali in tal senso dell’Olanda e della Francia), in Italia i due “mondi” si stanno progressivamente separando e il legislatore nazionale ha dovuto prenderne atto prevedendo con il Piano Nazionale della Prevenzione prima e poi con l’emanazione del decreto sui LEA (livelli essenziali di assistenza) la necessità di formalizzare momenti di integrazione tra i due sistemi a livello nazionale e locale.
A livello nazionale il Ministero della Salute ha da tempo costituito una task force – ove sono rappresentate anche le istanze che provengono dalle associazioni del territorio – con il compito di affrontare le problematiche ambiente e salute ed i rapporti tra gli enti deputati ad affrontare tali aspetti. A livello regionale gli enti locali hanno recepito il Piano Nazionale della Prevenzione e stanno affrontando in modo eterogeneo la problematica dell’integrazione ambiente e salute.
Sono poche le realtà regionali che hanno già una sufficiente esperienza ed operatività in questo campo e la costruzione di un nuovo sistema, a risorse limitate, si sta dimostrando particolarmente difficoltosa; prova ne sia che la necessità di competenze complesse e multidisciplinari che le agenzie ambientali spesso non sono in grado/non intendono condividere sta spingendo alcune realtà del Servizio Sanitario Regionale (specie nelle regioni più piccole e laddove alcune problematiche complesse dovrebbero essere affrontate a livello sovrazonale o regionale da specifiche strutture integrate tra Agenzia Ambientale e SSR) a costituire nuove piccole ARPA a livello di ASL.
Nelle Marche un tentativo in tal senso è stato fatto con l’istituzione dell’Osservatorio di Epidemiologia Ambientale (DGRM n. 1500/09), in cui sono direttamente coinvolte ARPAM, ARS, diversi servizi regionali e le Aree Vaste dell’ASUR; in questo caso l’ARPA, che per legge regionale è titolare della funzione epidemiologica ambientale, è risultata un ottimo contenitore che ha permesso lo sviluppo delle attività e delle competenze in materia di epidemiologia ambientale e valutazione e comunicazione del rischio, come si può rilevare dall’attività di servizio e dalla produzione scientifica pubblicata sul sito Web ARPAM.
L’esperienza ha dato risultati soddisfacenti dal punto di vista tecnico-operativo e professionale, mentre ha mostrato, dal punto di vista organizzativo, i molti limiti legati alle scarsità di risorse e alla inevitabile diffidenza dei diversi attori che hanno visto l’integrazione come riduzione potenziale della propria autonomia. In alcune realtà regionali tale esperienza potrebbe essere riprodotta prevedendo tuttavia una gestione maggiormente condivisa della struttura e del proprio programma delle attività (es. dipartimento funzionale interistituzionale).

Quando emergono problematiche ambientali in territori specifici da parte dei cittadini e delle loro associazioni, si fa appello a risposte di carattere sanitario che in qualche modo vanno ricondotte alla epidemiologia ambientale, ma questa ha tempi necessariamente lunghi, talvolta opera sulla base di numeri molto ridotti, cosa è possibile fare per migliorare questa situazione?
In epidemiologia ambientale è molto frequente dover affrontare problematiche legate a fonti puntuali di pressione ambientale. In tali casi sono necessarie tecniche di studio definite su “piccola area” che, data la bassa numerosità della popolazione esposta e la dimensione ridotta del rischio ambientale, molto difficilmente raggiungono una potenza statistica soddisfacente con i dati generalmente a disposizione.
In molti casi, spesso su specifica richiesta della popolazione interessata, si sceglie di progettare sistemi di sorveglianza epidemiologica e sanitaria. Un tale sistema è stato avviato recentemente in un’area del territorio marchigiano classificata in passato come area a elevato rischio ambientale (ex-AERCA) dove coesistono sorgenti di pressioni ambientali diversificate. Il progetto prevede di sorvegliare con regolarità i determinanti della qualità ambientale e più eventi sanitari per gli effetti delle esposizioni di lunga durata, ma anche per esposizioni di breve periodo. In previsione dell’istituzione a livello nazionale del “referto epidemiologico comunale” cercheremo inoltre di produrre report epidemiologici periodici anche particolarmente aggiornati su alcuni specifici eventi (mortalità generale), al fine di segnalare la distribuzione ed il trend dei rischi sanitari anche a livello subcomunale.
In caso di eventi che risultassero richiedere una particolare attenzione, dovranno essere programmati approfondimenti e/o indagini analitiche previa conferma della loro indicazione e fattibilità.

In una recente intervista rilasciata ad Arpatnews, il prof. Giorgio Assennato ha evidenziato come sarebbe necessario che i limiti emissivi (normativi o definiti per gli specifici stabilimenti dalle autorizzazioni ambientali) fossero “health-based” e quindi in grado di tutelare la salute della popolazione residente nei quartieri adiacenti agli stabilimenti industriali inquinanti. È una strada percorribile?
Nessuno può negare il conflitto esistente tra la necessità di favorire il progresso tecnologico e lo sviluppo delle attività economiche, e quindi dell’occupazione, e quella di garantire condizioni ambientali ottimali che tutelino la salute al massimo grado.
Bisogna anche ricordare che lo stato socio-economico, legato strettamente alla disponibilità dell’occupazione, è tra i principali determinanti di salute. D’altra parte è altrettanto dimostrato a livello scientifico che molti standard di qualità ambientali non sono sufficientemente tutelanti l’integrità della salute umana.
Un processo virtuoso dovrebbe essere quello di prevedere una progressiva riduzione di alcuni standard di qualità contemporaneamente ad una visione di riduzione d’insieme dei contaminati emessi in ambiente, almeno in alcune realtà locali più critiche (interventi d’area). Attualmente alcuni segnali portano invece a ipotizzare una tendenza a depotenziare anche gli standard vigenti e a sottovalutare i potenziali impatti sulla salute. Questa politica è percepita dalla popolazione che, ora certamente più informata su questa materia, richiede giustamente provvedimenti, anche su specifici impianti, con limiti emissivi “health-based”.

La Valutazione di Impatto Ambientale è da tempo nell’ordinamento del nostro Paese. Ora si inizia a parlare di Valutazione di Impatto Sanitario ed anche di Valutazione Integrata Ambientale e Sanitaria. Vuole chiarirci meglio quali sono i nessi fra questi studi?
Nella regione Marche la legge regionale n. 1/2015 ha previsto l’obbligo della valutazione sanitaria in ogni procedura di VIA o screening VIA. Questa norma, che non è assolutamente in contrasto con la normativa europea e nazionale, ha avuto un “impatto” dirompente sull’organizzazione sanitaria regionale, impreparata sia professionalmente che strutturalmente a tale compito.
Dopo un primo tentativo di passare la competenza all’ARPAM il SSR ha iniziato ad organizzarsi istituendo degli specifici servizi “Ambiente e Salute” all’interno dei dipartimenti di prevenzione di 3 delle 5 aree vaste ASUR della regione. Anche il nostro servizio si è trovato coinvolto nel processo, dovendo comprendere le straordinarie difficoltà del SSR nell’affrontare queste problematiche. In particolare ci siamo dovuti rendere conto che l’attuale assetto normativo e l’organizzazione delle strutture regionali non facilitava i necessari rapporti tra le strutture, rendendo di fatto impossibile produrre un soddisfacente parere sanitario.
Nelle procedure di VIA, ad esempio, la logica di processo dovrebbe prevedere prioritariamente la valutazione ambientale dello Studio d’Impatto Ambientale (SIA) da parte dell’ARPA e successivamente, previo confronto e spiegazione tecnica dello stesso, la valutazione della parte sanitaria. Il giudizio negativo o la richiesta di informazioni sostanziali sulla parte ambientale renderebbe già inutile o procrastinabile la valutazione sanitaria. La norma prevede invece che le valutazioni siano fatte in parallelo ed in tempi limitati per cui il confronto il più delle volte risulta impossibile.
Il SSR non ha attualmente tutte le competenze professionali necessarie per valutare l’affidabilità e la completezza del SIA né per ritenere credibili i dati riferiti dal proponente sulle ricadute spaziali dei contaminanti ambientali e sulle caratteristiche tossicologiche degli stessi. Le valutazioni sanitarie si basano su dati completi e certi sulla popolazione esposta e sulle concentrazioni delle ricadute nello spazio di tutti i contaminanti pericolosi o di altri fattori di rischio.
La valutazione sanitaria poi non può prescindere dallo stato di salute e dalla vulnerabilità della popolazione residente nell’area di potenziale impatto. Per inciso c’è da segnalare che con l’abrogazione da parte del D.Lgs. n. 104/17 del DPCM 27 dicembre 1988 il proponente non è più tenuto a riportare nel SIA gran parte di queste informazioni né ora si sa se il valutatore sia autorizzato a richiederle.

Quindi come si può evitare che diventino strumenti “concorrenti”, piuttosto che modalità per aiutare a prendere buone decisioni?
Il processo valutativo dovrebbe essere progressivo (“in serie”): verificata la compatibilità ambientale sostanziale ed il rispetto di tutti gli standard emissivi e di qualità ambientale, l’accettabilità dei rischi sanitari nella popolazione esposta andrebbe valutata con gli strumenti dell’epidemiologia ambientale e della tossicologia. A questo riguardo, già da tempo abbiamo raccolto alcune proposte operative in uno specifico documento ad integrazione ed aggiornamento delle linee guida VIIAS del SNAPA, 

Come agenzie ambientali stiamo vivendo una "fase costituente" del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente. Non molte agenzie hanno una presenza storicamente forte come la vostra nel campo dell'epidemiologia e salute ambientale. Cosa si può fare in questo campo per fare sistema?
Le agenzie ambientali, anche con risorse ed una storia tutto sommato limitata, hanno dimostrato potenzialità rilevanti sia per quanto riguarda le competenze professionali molto diversificate e complete che per la propria mission, molto più definita e orientata alle attività di controllo e prevenzione di quella del SSN, le cui maggiori risorse sono, oggettivamente, destinate alla prevenzione secondaria e alla diagnosi e cura delle malattie.
Nell’interesse generale della collettività queste potenzialità dovrebbero essere messe a disposizione e condivise con il SSR, in un circolo virtuoso che vedrebbe le Agenzie diventare co-protagoniste sulla tutela della salute dai rischi ambientali e offrire in questo senso supporto alle attività di prevenzione proprie del SSR.
Già ora, nelle ARPA stanno incominciando a proporsi - per le attività di epidemiologia e valutazione del rischio - nuove professionalità che possono vantare nel loro curriculum formativo-professionale lo studio di queste materie (es. tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro). Nelle realtà locali, dove a volte queste attività non sono sufficientemente svolte neppure dal SSR, il SNPA si potrebbe proporre, con il supporto delle strutture più esperte, per accompagnare operatori delle agenzie e del SSR su un percorso formativo e di scambio di esperienze. Soprattutto in tali realtà il SNPA dovrebbe comunque non ostacolare (LEPTA), ma anzi favorire, la nascita di queste competenze nelle agenzie e favorire/promuovere l’istituzione di strutture e momenti di integrazione tra i due sistemi. Una scelta di questo tipo che va verso le richieste della collettività sarebbe ambiziosa e lungimirante e potrebbe essere l’unico modo per arginare la progressiva e dannosa frattura tra i due sistemi. La partecipazione fattiva delle agenzie ambientali alla costituzione di un sistema/rete ambiente e salute rappresenta un'opportunità irrinunciabile sia per la qualità delle prestazioni rese dalle agenzie stesse e dal SSN, che un indubbio incremento del prestigio sociale e della credibilità del SNPA.

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(Fonte: Arpat)

martedì 6 marzo 2018

8 marzo 2018 - La lunga strada della parità di genere e della lotta contro le discriminazioni - Ed evento bucolico a Treia


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Dichiarazione dell’Osservatorio Pari Opportunità e Politiche di genere dell’Auser

"La Giornata internazionale della Donna" ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono ancora oggetto in quasi tutte le parti del mondo. Anche quest'anno Auser, con il suo Osservatorio Pari Opportunità e Politiche di Genere, ha promosso diverse iniziative per celebrare una "Giornata" che rappresenta il fulcro di un lavoro quotidiano e costante nel tempo per consolidare le conquiste ottenute negli anni e per raggiungere l'obiettivo di una parità ancora lontana. La nostra storia è patriarcale e molti abusi e violenze contro le donne erano considerati normali, fino a pochi decenni fa. Dobbiamo continuare a lavorare in rete per cambiare la cultura prevalente di questo Paese, perché la diseguaglianza tra i generi esiste ancora. 

Quest'anno, la nostra Costituzione compie 70 anni. Fu approvata con il contributo determinate delle 21 donne elette nell'Assemblea Costituente, che si impegnarono affinché venissero riconosciuti i diritti delle cittadine italiane. Negli anni successivi, dai diritti si passò poi alle politiche per le donne, lungo un cammino per la promozione della parità e del riconoscimento delle differenze femminili. Ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, prevenire le discriminazioni e le violenze nei loro confronti, continuare a rivendicare un ruolo paritario tra uomini e donne, nel lavoro e nella società, è uno degli obiettivi che Auser si è dato e che continua con tenacia a perseguire.

Buon 8 marzo a tutte e tutti!

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Giusy Colmo c/o Presidenza Nazionale Auser
Responsabile Ufficio Stampa e Comunicazione
Via Nizza 154, 00198 Roma
tel. 06-84407725
fax 06/84407777
cell. 348/2819301
ufficiostampa@auser.it 


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Evento in sintonia: 

Treia. Un 8 marzo di sopravvivenza creativa

Siccome l’8 marzo ricorre la Giornata della Donna anche noi  vorremmo riconoscere, con una commemorazione particolare, il sacrificio a favore dell’umanità compiuto dalle donne in tutte le epoche. Non possiamo far molto ma simbolicamente invitiamo ad un pellegrinaggio lungo una stradina campestre di Treia. Questo in memoria del lavoro femminile che si manifestava soprattutto nell’espletamento dei doveri domestici e nella raccolta di erbe commestibili per implementare la dieta. Ricordo benissimo che lo facevano anche mia madre e mia nonna quand’ero bambino.
La crisi economica ci sta riportando indietro nel tempo e le speranze di sopravvivenza in questa società sono flebili, ecco allora che durante la passeggiata-pellegrinaggio dell’8 marzo 2018, verso le ore 17.30, se le condizioni atmosferiche lo consentono, coglieremo cicoria ed erbe salutari da offrire come contributo simbolico alla festa. Una festa per vivere valori diversi ricreando un tessuto sociale sul territorio. Durante la passeggiata non mancheranno momenti giocosi. La passeggiata è libera, aperta a tutti e gratuita.
Paolo D'Arpini - Presidente Auser Treia



L'evento si svolge in collaborazione con il Circolo Vegetariano VV.TT. - Per partecipare è necessaria la prenotazione: 0733/216293 

lunedì 5 marzo 2018

Strade, prati e giardini senza veleni...



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Con l'inizio della primavera assistiamo ad una portentosa crescita della vegetazione. La cosa avviene anche in città e lungo le strade comunali e provinciali. Raccomandiamo perciò ai nostri amministratori  di non ricorrere ai veleni nel prato. 

 Spesso anche nel  nostro territorio il Glifosato viene usato in grandi quantità. Se ne fa uso non solo nelle zone agricole, ma anche in parchi pubblici, giardini, laghetti, aiuole, bordi di marciapiedi, strade e verde scolastico. 

I cittadini, soprattutto i bambini, ma anche gli animali domestici e selvatici vengono così esposti ad un micidiale cocktail fatto di diserbanti, insetticidi, polveri sottili, benzene e altri composti della combustione con effetti micidiali. 

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Chiediamo pertanto, in particolare, al presidente della Provincia di Macerata, Antonio Pettinari, ed al sindaco di Treia,  Franco Capponi,  che sono a noi più vicini,  di emettere direttive che almeno  limitino l'uso del glifosato a partire dalle pertinenze urbane, con risparmio per le casse comunali e provinciali e vantaggio per salute e biodiversità. 

Consigliamo in sostituzione dei diserbanti chimici la seminagione di trifoglio e la sfalciatura manuale o meccanica in modo da poter utilizzare il fieno raccolto per gli armenti.

Paolo D'Arpini




P.S.  La presente comunicazione è stata pubblicata su Il Resto del Carlino di Macerata del 6 marzo 2018 - La giornalista Paola Pagnanelli  vi aggiunge: "Gentile lettore, vi sono studi contrastanti sulla tossicità del glifosato. Si tratta comunque di un prodotto chimico da usare con cautela. Se seminare il trifoglio può servire allo stesso scopo -controllo del verde- può essere di sicuro una buona idea, ecologica e sana." 


Mia integrazione: "Teoricamente l'uso del glifosato sarebbe vietato in fase di preraccolto del grano ed  in luoghi  pubblici sensibili (scuole, parchi,  etc.)   ma  è un  divieto… aggirabile, poiché acquistare gli erbicidi a base della famigerata molecola, giudicata “probabile cancerogena” dalla Iarc, è molto semplice. Lo è ancora di più se si decide di acquistarlo on line magari tramite Amazon. Basta fare una ricerca per il RoundUp, il pesticida della Monsanto più usato al mondo e la lista dei prodotti acquistabili è lunghissima."




giovedì 1 marzo 2018

Treia. Laboratorio terra cruda e conferenza del 27 aprile 2018


TREIA. METTERE LE MANI NELLA TERRA CRUDA

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Il calendario di attività dell’Auser di Treia si arricchisce di alcuni importanti appuntamenti.  Il 27 aprile  2018 viene organizzato   un laboratorio   con Ferdinando Renzetti, da tenersi in collaborazione con il Comune di Treia e le scuole. 


Il laboratorio sulla terra cruda,  insegnerà in una serie di appuntamenti, la  mattina a “ mettere le mani nella terra",  nel vero senso della parola, e coinvolgerà i bambini delle scuole elementari (seguirà programma dettagliato).

Per  gli adulti, invece, il pomeriggio,  alle ore 18, nella sede dell'Auser Treia (Via Lanzi 18), in collaborazione  con il Circolo Vegetariano, si terrà un incontro teorico sulla lavorazione della terra cruda e sul suo significato storico e culturale, una pratica che ha attraversato i millenni della storia dell’uomo e della civiltà.

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Per informazioni: auser.treia@gmail.com




Fonte: Giusy Colmo - Auser Informa Anno 21 - N. 8

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sabato 24 febbraio 2018

Treia. "Una vita in cucina, Luciano Sileoni" di Manuel Orazi - Recensione



Anche Treia ha la sua Dynasty... è la storia di Luciano Sileoni che ha  trascorso "una vita in cucina".  

Dicono che se vuoi sapere qualcosa di un paese, di  quel che succede ai suoi abitanti, devi rivolgerti ad un barbiere. I barbieri son come i bardi, i conservatori delle storie popolari,  perché  ascoltano i segreti  dai loro clienti,  nell'intimità di una rasatura o di un taglio di capelli.  I maschi, come  avvenne a Sansone, quando vengono alleggeriti di peli e chiome si sentono  più aperti, forse più "gentili", denudati come sono dell'onor del mento e della criniera che da al volto il suo severo aspetto.  Succede perciò che un barbiere (un tempo anche cerusico), compiendo l'opera di "ripulitura", ascolti in silenzio le confidenze di chi è in vena d'aprirsi, di chi, scoprendosi imberbe come un pargolo, ama raccontare ed ascoltare fiabe e pettegolezzi. 

Avvenne così che, in una  bella mattina invernale (si fa per dire), mi ritrovai a chiacchierare con Renzo, uno dei due barbieri residui di Treia, quello che dal 15 febbraio del 1959 lavora nella bottega che fu di Benito Raponi, ovvero l'altro co-fondatore della LuBe, l'azienda che fabbrica e vende cucine in tutto il mondo, Russia compresa. 

Renzo all'inizio mi stava confidando i particolari della sua personale battaglia contro i rifiuti abbandonati di fronte alla sua porta allorché notai sul banco, tra i vari giornali e riviste immancabili in una barberia, un libricino  dal titolo "Una vita in cucina, Luciano Sileoni",  scritto da  Manuel Orazi, in copertina  la foto di un uomo ancor giovane che cavalcava fiero una Lambretta. Incuriosito l'afferrai e presi a sfogliarlo, leggendone alcuni brani. Il barbiere, si sa, è anche psicologo e subito comprese che ero stato "rapito" dal soggetto e mi omaggiò del volumetto. Tornato a casa lo divorai in fretta,  in questo caso il verbo è consono, poiché  nel pamphlet si parla di "cucine" e di come Luciano Sileoni, in alleanza con Benito Raponi, creò -partendo da una segatrice ed una piallatrice in un bugigattolo- quello che ora è l'impero LuBe (dalle iniziali dei due nomi), la fabbrica che contribuisce a tenere in vita la popolazione di Treia (gran parte dei suoi abitanti vi lavorano).

A dire il vero il libello "Una vita in cucina" è sostanzialmente una biografia di Luciano Sileoni, insomma la sua "dynasty". In esso vi si narra con parole semplici e schiette la storia della sua vita, della sua tenacia nel portare avanti un sogno grande, basato sul lavoro, sull'impegno e sul  senso del dovere e del sacrificio, insomma una passione ed una missione. 

Quel Benito Raponi, nominato nel libro,  fu compagno  iniziale e sino ad un certo punto compartecipe dell'avventura e del percorso costruttivo della LuBe, e fu anche titolare della bottega in cui ora lavora Renzo Castellani (da ben 59 anni) il quale ha voluto rendermi partecipe di questi trascorsi eventi che sono un pezzo della storia (moderna) di Treia.  In verità c'è sempre da imparare qualcosa dai barbieri...

Paolo D'Arpini



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Via Lanzi, 50 Treia. La bottega di Renzo Castellani è sul lato destro


Il barbiere Renzo al lavoro

venerdì 23 febbraio 2018

Al Comune di Treia – Richiesta di Patrocinio morale e di collaborazione per la Festa dei Precursori, dal 27 al 29 aprile 2018



Al Signor Sindaco di Treia, Franco Capponi
Ai membri della Giunta dell’Amministrazione Comunale di Treia
Alla Dirigente, Dr.ssa Liliana Palmieri

All’Ufficio Protocollo del Comune di Treia


Oggetto: Richiesta di patrocinio e collaborazione per la prossima Festa dei Precursori, che si tiene a Treia dal 27 al 29 aprile 2018 
Gentile Signor Sindaco e gentili membri della Giunta,  
anche quest’anno il Circolo Vegetariano VV.TT., in collaborazione con il Circolo Auser Treia,   sta organizzando la ricorrente “Festa dei Precursori” che stavolta si tiene dal 27 al 29 aprile 2018.  
Il programma di massima della manifestazione è il seguente: 

Il 27 aprile 2018, alle ore 18, presso la sede Auser Treia in Via Lanzi 18/20,  è prevista una conferenza del tecnico Ferdinando Renzetti sulla lavorazione della Terra Cruda, con esempi pratici. 

Il 28 aprile 2018, alle ore 10.30, passeggiata archeologica  nel centro storico di Treia, per conoscere le bellezze storiche della città, a cura di Auser Treia, accompagna l’archeologo Enzo Catani. Nel pomeriggio, a partire dalle ore 17, nella sede del Circolo vegetariano VV.TT. in Vicolo Sacchette 15/a – Treia, si tengono una serie di interventi sulle consuetudini alimentari bioregionali, introduce lo storico  prof. Alberto Meriggi, segue giro di condivisione e si conclude con il reading sul cibo per antonomasia “Il Pane”,  a cura dello scrittore Michele Meomartino,  con proiezione diapo.  La sera, alle ore 21,  nella sala di meditazione del Circolo,  esecuzione di bhajan a cura del gruppo di canti “Luce di Stelle”, diretto da Mara Lenzi, con accompagnamento di sitar, harmonium, mrdanga e cembali.

Il 29 aprile 2018, alle ore 10.30 escursione erboristica nel circondario di Treia, a cura dell’Auser Treia, con accompagnamento della semplicista Aurora Severini. Alle ore 13.30, picnic nel giardino del Circolo con le erbe raccolte ed il cibo vegetariano da ognuno portato. Verso le ore 16 si terranno degli interventi in sintonia nella sede del Circolo, come ad esempio quello del botanico   Roberto Ferretti de La Scentella (autore di “Le Marche in Valigia”), Loris Asoli di  Arcevia (Fondazione di una comunità per il nuovo mondo), ed altri importanti partecipanti. La sera, verso le ore 21.30,  nella sala di meditazione del Circolo, bhajan  con il vocalista Upahar Anand, accompagnato da flauto indiano e tablas,  e celebrazione  del  Wesak acquariano.

Chiedo pertanto la concessione del Patrocinio Morale di codesta Amministrazione, un aiuto logistico per la divulgazione dell’evento (sia in forma di comunicato alla stampa ed alle altre associazioni registrate che in quella di pubblicazione nel sito del Comune), la facilitazione di poter visitare gratuitamente il museo archeologico  ed altri siti d’importanza storica (per la mattina del 28 aprile), la partecipazione del Signor Sindaco, o di suoi delegati,  agli incontri previsti. 

Nella speranza che tali richieste vengano accolte resto in attesa di una Vostra cortese risposta affermativa.

Cordiali saluti, Treia, 23 febbraio 2018,  

Paolo D’Arpini

Presidente del Circolo Vegetariano VV.TT.
Presidente del Circolo Auser Treia

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Tel. 0733/216293

giovedì 22 febbraio 2018

Federconsumatori: “Sulla questione del recupero del mancato pagamento delle bollette elettriche degli utenti morosi da addebitare a tutti i cittadini”


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In relazione alla questione del recupero del mancato pagamento degli oneri di sistema da parte degli utenti morosi da addebitare in bolletta a tutti i cittadini, la Federconsumatori ha già espresso tutta la sua contrarietà al ventilato provvedimento della Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) e sono in corso iniziative per scongiurare un atto ingiusto ed illegittimo.
Riguardo alle voci che su tale argomento si sono diffuse ci corre l’obbligo di fare alcune puntualizzazioni:
Il provvedimento non è stato ancora emanato, pertanto gli aumenti registrati non sono relativi in alcun modo al recupero della morosità (bensì all’ultimo adeguamento tariffario ad opera dell’Autorità).
Qualora l’ARERA non accogliesse le nostre osservazioni in fase di consultazione e desse seguito a tale operazione, gli eventuali aumenti avverrebbero da luglio 2018.
Di seguito il comunicato stampa della Federconsumatori in cui esponiamo le richiesta che avanzeremo ad ARERA ed al nuovo Governo, nonché l’appello rivolto ai cittadini a manifestare all’Autorità il proprio dissenso nei confronti dell’addebito in bolletta per il recupero delle morosità.
La Federconsumatori sta valutando l’avvio di una campagna dedicata per fare pressione sull’Autorità, su cui vi terremo informati, in modo che faccia un passo indietro in relazione a tale provvedimento.
Il Presidente della Federconsumatori Marche
Gianni Santori
Via I° Maggio, 142/c – 60131 Ancona – (071 2866977
federconsumatori@marche.cgil.it
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Comunicato stampa
20 febbraio 2018
Energia: riforma degli oneri di sistema, azioni di recupero contro l’evasione e bonus automatici.
Questa la proposta che Federconsumatori presenterà in fase di consultazione, insieme alle segnalazioni dei cittadini contro l’ipotesi di scaricare sulle loro tasche le morosità (soprattutto di piccole e medie imprese).
In relazione alla questione del recupero del mancato pagamento degli oneri di sistema da parte dei morosi addebitandolo in bolletta a tutti i cittadini, abbiamo palesato tutta la nostra contrarietà e il nostro disappunto.
Stiamo raccogliendo, in tal senso, le segnalazioni e le manifestazioni di dissenso da parte dei cittadini, fortemente sconcertati da tale disegno: intendiamo portarle all’attenzione dell’Autorità per farle comprendere cosa pensano i cittadini di questa proposta, quanto la giudichino inappropriata, ingiusta e inopportuna.
In fase di consultazione presenteremo una proposta organica e dettagliata, che verte su alcuni punti fondamentali:
1. Da tempo rivendichiamo una seria riforma degli oneri di sistema che, nelle recenti modifiche, al posto di essere ridimensionati sono stati accentuati a favore delle imprese energivore. È inconcepibile che i cittadini paghino salatamente incentivi ad imprese che consumano grandi quantità di energia e alla rete ferroviaria. Il compito di una rimodulazione e di un contenimento di tali oneri lo consegneremo nelle mani del nuovo Governo e della nuova Autorità. A Governo e Autorità chiederemo anche un intervento appropriato sui certificati bianchi, per i quali eravamo all’avanguardia in Europa, ma che oggi si sono trasformati in un mero business.
2. Per recuperare le somme dovute dagli utenti morosi è necessario agire con gli strumenti appropriati, attraverso un’azione di recupero mirata. È opportuno sottolineare, in tal senso, che stando ai dati dell’Autorità per l’energia, le utenze che risultano morose sono in larga parte relative alle piccole e medie imprese. Proprio per questo appare ancora più assurdo ed improponibile far pagare ai cittadini i costi a cui le imprese non riescono a far fronte.
3. È opportuno valutare le situazioni di morosità, disponendo le opportune misure per i casi di morosità incolpevole e di povertà energetica che, sempre più spesso, non riguardano solo famiglie ed anziani, ma anche giovani, specialmente studenti. Esistono già esempi virtuosi che prevedono una forma del tutto volontaria di solidarietà da parte di cittadini, imprese e fondazioni, per la costituzione di un vero e proprio “Banco dell’energia” per gli utenti in difficoltà.
4. Infine chiediamo una vera e necessaria riforma dei bonus energia, gas e acqua. Ad oggi solo una minima parte dei cittadini che ne avrebbero diritto usufruisce dei bonus: a causa di ostacoli e lungaggini burocratiche. Utilizzando, invece, le banche dati esistenti sarebbe già oggi possibile individuare i cittadini che ne hanno diritto e far scattare automaticamente i bonus.
Ci aspettiamo che tali proposte vengano ascoltate e che l’Autorità ed il Governo agiscano di conseguenza. Se così non fosse, attenderemo i responsi dell’Autorità per poi intraprendere le opportune vie legali.
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